Radiologia22 giugno 2026di P.medica

    L’ecografia, al servizio del Paziente e del Medico

    Con la progressiva diffusione delle macchine di diagnostica più avanzate...

    Con la progressiva diffusione delle macchine di diagnostica più avanzate, quali la TC (Tomografia Computerizzata, in precedenza nota come TAC), la RM (Risonanza Magnetica) e la PET (Tomografia ad emissione di Positroni), la Radiologia Tradizionale e l’Ecografia potrebbero essere considerate su un secondo piano nell’approccio al Paziente tramite strumenti di diagnostica per immagini.

    In realtà, conservano tutto il loro valore diagnostico e l’ecografia, in particolare, sta vivendo una nuova e proficua stagione grazie alle enormi possibilità di applicazioni direttamente al letto del Paziente, come esame diagnostico vero e proprio, o come completamento strumentale alla visita “tradizionale”.

    L’ecografia trova le sue origini negli studi settecenteschi di Lazzaro Spallanzani, che approfondì gli organi di senso dei pipistrelli, e la prima applicazione in Medicina risale al 1942, quando Karl Theodore Dussik, neurologo-psichiatra dell’Università di Vienna, impiegò gli ultrasuoni per lo studio dei ventricoli cerebrali. Senza addentrarsi in approfondimenti eccessivamente tecnici, è possibile affermare che l’ecografia impiega gli ultrasuoni, quindi vibrazioni meccaniche ad andamento sinusoidale maggiore di 20kHz (normalmente tra 2 MHz e 15 MHz), che vengono propagati attraverso i tessuti corporei, dai quali sono riflessi in modo diverso a seconda della composizione del tessuto, e proprio da questi echi di ritorno si forma l’immagine che viene sfruttata a livello diagnostico. L’ecografia non impiega radiazioni ionizzanti, a differenza della Radiologia Tradizionale e della TC, pertanto può essere impiegata anche su bambini e donne in gravidanza.

    Le applicazioni sono molteplici e spaziano dallo studio prenatale, alla diagnostica delle patologie addominali (quali calcoli biliari e renali, patologie tumorali del fegato, della vescica, ecc.), all’analisi dei vasi arteriosi e venosi, alle recenti applicazioni sul polmone (ecografia toracica) e a numerosi altri campi, come le procedure interventistiche, nelle quali la possibilità di visualizzare in diretta l’operato del chirurgo agevola sicuramente il buon esito dell’operazione.

    A differenza delle altre tecniche diagnostiche, nelle quali l’immagine è ottenuta da un Tecnico di Radiologia Medica (TSRM), in ecografia è l’operatore stesso che deve cercare le “finestre” giuste per visualizzare al meglio l’organo da studiare. Pertanto, è richiesta un’ottima padronanza dello strumento, anche per scegliere le sonde ed i settaggi migliori, unita ad un tempo adeguato per indagare al meglio gli organi bersaglio.

    Tutto ciò si traduce nella possibilità di individuare in modo non invasivo e senza radiazioni numerose patologie che necessitano di conferma dopo visita clinica o che potrebbero anche sfuggire alla visita, in modo da poterle trattare al meglio e monitorarne nel tempo l’evoluzione.

    Dott. Paolo Demaria
    Radiologo P-Medica

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